Contro l’ISIS

di Marisa Iannucci

articolo pubblicato su: Città meticcia

copertina contro l'isis_iannucci marisaIl  libro nasce all’interno del laboratorio Insān, un percorso di riflessione e studio interno all’associazione LIFE, una onlus  fondata da donne musulmane, italiane e non, nel 2000 a Ravenna.   L’impegno costante di questi anni nel dialogo interreligioso, in particolare l’organizzazione delle Giornate del Dialogo cristiano islamico dal 2001, e nello studio sulle questioni di genere e il pensiero femminista musulmano, ci hanno consentito di condividere attraverso pubblicazioni, seminari di studio, e iniziative culturali in tutta Italia le voci di molti intellettuali musulmani che come noi sono impegnati un percorso di costruzione di un pensiero islamico europeo. Durante la preparazione della XVI giornata del dialogo cristiano islamico è accaduto un evento inaspettato e denso di conseguenze. Il 29 giugno del 2014 Abū Bakr al-Baghdādī, leader di un gruppo armato prima affiliato ad Al Qa’ida,  venne investito dal suo gruppo di miliziani del titolo di “Califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (Daish). Il 5 luglio pronunciò un discorso pubblico nella moschea an-Nūrī di Mossul-città già soggetta alle sue milizie- in cui presentò il “ califfato” chiamando all’obbedienza nei suoi confronti e della sua causa tutti i musulmani del mondo. Ovviamente è noto che l’autoproclamazione non basta a rendere legittimo il  preteso “califfato” dal momento che le modalità di nomina non sono state rispettate  ed è mancato qualsiasi parere favorevole in merito espresso dalla comunità dei dotti (ulema) del mondo sunnita. Nel suo primo discorso il leader destituiva di ogni legittimità i gruppi armati che non avessero aderito allo “Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Daish ) a partire da Al Qa’ida. Da allora sono passati due anni e i miliziani del “califfo” – che sfoggiano nei video di propaganda impeccabili divise nere e bandiere con la testimonianza di fede islamica-si sono macchiati di crimini gravissimi nei confronti della popolazione civile, per la maggior parte musulmana, ma anche delle minoranze yazide e cristiane. Le esecuzioni in video di ostaggi occidentali hanno terrorizzato il mondo e l’organizzazione ha mostrato un’eccellente attenzione alla comunicazione, un uso attento di tecnologie, del web e dei social network a uso propagandistico e di reclutamento dei combattenti stranieri, in una sorta di marketing del terrore. Gli attentati in Europa in Africa e in Asia hanno  allargato l’influenza del gruppo e diffuso un sentimento di paura nei confronti di tutto ciò che riguarda l’Islam e dei suoi fedeli, nonostante i musulmani siano le vittime più numerose del conflitto che si è innescato in Siria.

Oltre l’ovvia condanna personale delle azioni criminali intraprese, la delirante dichiarazione di Al Baghdādi non poteva non sollecitare al nostro gruppo una seria iniziativa di riflessione, tesa a capire quale fosse l’effettivo ruolo della religione islamica nell’ideologia dell’ISIS. Innanzitutto ci siamo interrogati sulla reazione del  mondo sapienziale islamico rispetto all’uso di una carica, un ruolo – quello del Califfo – che storicamente ha avuto un valore politico e spirituale potente per la umma. Abbiamo quindi intrapreso lo studio delle tante dichiarazioni delle autorità religiose musulmane nel mondo, che fin dal giorno dopo la proclamazione del sedicente califfato, avevano dichiarato con grande determinazione l’illegittimità di tale gesto e vietato ai musulmani con precise fatāwa (verdetti giuridici)  di aderire all’ISIS.  Le maggiori autorità religiose islamiche in tutto il mondo hanno affermato che l’ISIS sta violando i principi fondamentali dell’Islam con una lunga serie di dichiarazioni (fatāwa)contro di esso e contro le organizzazioni da cui ha avuto origine e qualsiasi forma di terrorismo che associ alle sue azioni la religione islamica. e’ importante che vi sia conoscenza di ciò, per evidenziare in maniera ancora più netta la separazione tra l’Islam praticato dalla maggioranza delle popolazioni nel mondo –nella ricchezza delle sue varianti giuridiche e delle sfumature culturali e filosofiche che da sempre lo contraddistinguono- e ciò che sta accadendo in termini di terrorismo e di oppressione dei civili e delle minoranze nei territori controllati da ISIS, dove pure si cerca di giustificare ogni aberrazione compiuta nei confronti di civili inermi con una delirante quanto debole e infondata interpretazione dei testi sacri.

Lo scopo del volume non è approfondire dal punto di vista politico il fenomeno ISIS, poiché molte analisi e interpretazioni sono già a disposizione del lettore italiano. Gli autori e i curatori, tutti musulmani, vogliono sottolineare l’illegittimità dell’ISIS sotto il profilo della giurisprudenza islamica e il rifiuto del fenomeno da parte delle autorità religiose. Inoltre è importante il loro impegno a dissuadere i musulmani dall’aderire all’organizzazione, con fatāwa appositamente redatte per i musulmani di Occidente che vietano l’arruolamento nelle sue file. Tra i molti documenti a disposizione il libro raccoglie le traduzioni di alcuni tra i più rappresentativi del pensiero religioso musulmano in Occidente e in Oriente, in particolare nei territori interessati dal conflitto in corso. Sono stati scelti tre tipi di documenti.

Innanzitutto le dichiarazioni delle organizzazioni e dei  consigli di giurisperiti la cui composizione è più eterogenea e la rappresentanza più allargata, come lo IUMS (Unione internazionale degli studiosi musulmani).  In secondo luogo, abbiamo riportato le dichiarazioni dei consigli islamici che si trovano nelle aree geografiche vicine o direttamente coinvolte dal conflitto (Siria e Iraq) poiché questo è senz’altro un fattore determinante per la comprensione del fenomeno nella sua complessità. L’ISIS ha rilevanza e ripercussioni anche all’esterno del Vicino Oriente, sia per le attività terroristiche dei gruppi affiliati, che hanno colpito in paesi africani, asiatici ed europei, sia per il fenomeno del reclutamento di combattenti all’estero, i cosiddetti foreign fighters. Dai paesi a maggioranza musulmana ma anche dall’Occidente, molti giovani radicalizzati si sono recati in Siria per arruolarsi nelle file dell’ISIS, affascinati dalla predicazione jihādista  attraverso cellule attive negli ambienti più vari e anche via web. Dopo la proclamazione del “califfato” è infatti iniziata un’azione di propaganda mediatica mai vista in precedenza. Lo Stato Islamico ha ampiamente utilizzato nuovi media, come nessuna organizzazione terroristica aveva mai fatto prima. L’uso dei social network e in generale del web è un approccio efficace, moderno e di appeal sui giovani. Alcuni dall’Italia e anche dalla nostra città, sono partiti per arruolarsi in Siria.

Per questo motivo ci è sembrato significativo riportare -tra le molte disponibili- anche le dichiarazioni del Consiglio degli ulema britannici e canadesi i quali, insistendo sulla non legittimità del “califfato” e sulla violazione dei principi islamici, hanno emanato un chiaro divieto ai musulmani che vivono nei paesi in cui i Consigli operano, ad arruolarsi e appoggiare in qualsiasi modo lo “Stato Islamico”.

Per noi, dire che rifiutiamo in quanto credenti questa strumentalizzazione dell’Islam non basta. È necessario –poiché i media non lo fanno, votati alla  semplificazione quando non nella propaganda anti islamica- portare alla conoscenza del pubblico non musulmano l’opinione dei sapienti, degli organismi collettivi che riuniscono le autorità spirituali e giuridiche seguite dai musulmani nel mondo, nel tentativo di contrastare la narrazione dell’Islam come violenza, che è alimentata dai media in modo irresponsabile, con conseguenze disastrose per la convivenza civile, ad esempio l’aumento rilevante di razzismo ed islamofobia nel discorso politico e nelle società, in aumento in tutto l’Occidente.

 

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