Il tempo del Corano

“Iddio dischiude il seme e il nocciolo: dal morto trae il vivo e dal vivo il morto.
Fende [il cielo] all’alba(…)
Della notte fa un riposo, del sole e della luna una misura [del tempo]. Ecco il decreto
dell’Eccelso, del Sapiente.”
(Corano, Sura VI, 96).

Al lettore non musulmano il Corano può sembrare di difficile lettura. Questo è dovuto in parte al tipo di narrazione, e al particolare rapporto con il tempo che la Rivelazione instaura per trasmettere il suo messaggio agli uomini. Ultima delle Scritture, rievoca avvenimenti già presenti nella Thorà e nei Vangeli, ma non li narra con sequenze cronologicamente ordinate bensì le collega tramite il significato, in funzione del messaggio. Quando il Corano narra di eventi passati lo fa come se questi emergessero dai nostri ricordi o da una memoria umana collettiva, come se fossero parte integrante di noi stessi e del nostro patrimonio umano, e della natura. Questo Testo ha una metodologia unica in quanto ci chiede di ricordare alcuni avvenimenti storici nello stesso modo con cui si ricordano gli eventi dalla nostra vita, come se esistessero nel nostro personale bagaglio di esperienze. Incita l’uomo a ricordare, quell’essere umano che nella lingua araba chiarissima del Corano è chiamato insan, parola araba la cui radice significa dimenticare: E [ricordate] quando vi abbiamo liberato dalla gente di Faraone che vi infliggeva le torture più atroci! … 50. E[ricordate] quando abbiamo diviso il mare per voi, quindi vi abbiamo tratti in salvo e abbiamo annegato la gente di Faraone, mentre voi stavate a guardare. 51. E [ricordate] quando stabilimmo con Mosè [un patto in] quaranta notti… e voi vi prendeste il Vitello e agiste da iniqui. 53. E[ricordate] quando abbiamo dato a Mosè il Libro e il Discrimine… (Corano Sura al Baqara II,49)
Il Corano utilizza un linguaggio e una modalità diretta di espressione che ci incoraggia a cancellare la distanza tra noi e questi eventi passati rievocandoli con grande immediatezza. Il messaggio coranico chiede ai credenti di essere presenti, nel nostro tempo, con una presenza radicata, non superficiale e temporanea. Ci chiede di non considerare il passato dell’umanità semplicemente come “favole degli antichi” (Corano LXXXIII,13), o irrilevante per i nostri tempi e le nostre nozioni moderne sulla natura delle cose, sulla natura della società, dell’umanità, della morale. Presenta il mondo come più che materia, la sua storia come più che una serie di eventi. Sottolinea l’essenza e la realtà di alcuni eventi portandoli come fuori dal tempo, dando loro presenza in un più profondo strato di esistenza, e rende in tal modo il loro significato essenziale accessibile a tutti i tempi e luoghi. Così, quando il Corano parla dei profeti, di Mosè e di Aronne, di Zaccaria e di Maria, porta le loro storie al di fuori del tempo storico, in un tempo universale. Le presenta come memorie collettive e ci chiede di ricordare, è un Monito (uno dei nomi del Corano) a ricordare. (…) Questo è un ricordo per coloro che ricordano (Corano XI: 114). Sono ricordi di famiglia – la famiglia è quella di Adamo e Abramo, Mosè e Aronne, Gesù, Maria e Muhammad e tutti gli altri profeti che sono la nostra famiglia, quella dei “figli di Adamo” ovvero l’umanità intera senza alcuna eccezione. Tutte le distanze sono cancellate – il tempo cronologico svanisce, e siamo con Mosè quando si confronta con il Faraone, siamo con Ibrahim (Abramo) quando distrugge gli idoli, siamo con Muhammad mentre fatica a trasmettere il messaggio alle tribù di Mecca. Mentre nel Libro si svolge la storia del genere umano si risveglia una memoria, una verità del nostro passato dentro di noi e il significato del nostro presente.
La storia di Maria viene narrata nella Sura che prende il suo nome ai versetti 16-35. Il capitolo del Corano si apre con due storie parallele, con lo stile narrativo che abbiamo appena visto: la storia dell’annunciazione a Zaccaria della nascita del figlio Giovanni e quella dell’annunciazione a Maryam (Maria). Questa viene così posta in parallelo con il Profeta (ella stessa è considerata Profeta da diversi sapienti) per mezzo di un’annunciazione e di un concepimento miracoloso. La narrazione si concentra su Maria: Gesù vi compare, ma solo in secondo piano – verrà poi citato in altri capitoli del testo del periodo meccano. Ecco il racconto coranico della Misericordia del Signore verso il Suo servo Zaccaria, il dialogo del Profeta con Dio e l’immagine di Giovanni, seguita subito da quella di Maria. “Quando (Zaccaria) invocò il suo Signore con un’invocazione segreta, 4. dicendo: “O Signor mio, già sono stanche le mie ossa e sul mio capo brilla la canizie e non sono mai stato deluso invocandoti, o mio Signore! 5. Mia moglie è sterile e temo [il comportamento] dei miei parenti dopo di me: concedimi, da parte Tua, un erede 6. che erediti da me ed erediti dalla famiglia di Giacobbe. Fa’, mio Signore, che sia a Te gradito!”. 7. “O Zaccaria, ti diamo la lieta novella di un figlio. Il suo nome sarà Giovanni. A nessuno, in passato, imponemmo lo stesso nome.” 8. Disse: “Come potrò mai avere un figlio? Mia moglie è sterile e la vecchiaia mi ha rinsecchito”. 9. Rispose: “È così! Il tuo Signore ha detto: “Ciò è facile per me: già una volta ti ho creato quando non esistevi””. 10. Disse [Zaccaria]: “Dammi un segno, mio Signore!”. Rispose: “Il tuo segno sarà che, pur essendo sano, non potrai parlare alla gente per tre notti”. 11. Uscì dall’oratorio verso la sua gente e indicò loro di rendere gloria [al Signore] al mattino e alla sera. 12. “O Giovanni, tieniti saldamente alla Scrittura.” E gli demmo la saggezza fin da fanciullo, 13. tenerezza da parte Nostra e purezza. Era uno dei timorati. (…). (Corano, Sura Maryam XIX,2-15).
Segue l’annunciazione del concepimento di Gesù e della nascita miracolosa, la scena del parto con il dolore, e gli sforzi per il cibo e l’acqua, la presentazione del bambino e la “rimozione della macchia” , che si succedono come fotogrammi , il tempo è quello della memoria: 16. Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. 17. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito (l’angelo Gabriele) che assunse le sembianze di un uomo perfetto. 18. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”. 19. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”. 20. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”. 21. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: “Ciò è facile per Me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita””. 22. Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano. 23. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”. 24. Fu chiamata da sotto: “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; 25. Scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. 26. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno””. 27. Tornò dai suoi portando [il bambino]. Maria è l’unica donna che il Corano chiama con il suo nome, che ricorre trentaquattro volte nel Libro, in riferimento alla sua vita e alle sue virtù: la natività (III, 33-37); la visita al Tempio (III, 37); a Maria come modello della donna credente (LXVI, 12) 8; alla sua verginità (IV, 156-157; XXI, 91); all’annunciazione dell’Arcangelo Gabriele e al concepimento di Gesú (III,42-48), alla madre di Gesú (XIX, 16-21 e V,75).
Così il Corano ci indica un modo di leggere la storia, mirando ad un quadro complessivo la cui essenza è impressa in noi, così come i ricordi non sono distinti da noi, ma sono parte integrante della nostra conoscenza, di chi e cosa siamo ora. Essi ci definiscono e non sono astrazioni intellettuali, ma sono una parte viva di noi, modellano la nostra coscienza e la nostra personalità. Il Corano ci chiede di estendere la nostra memoria oltre noi stessi unendo le nostre storie separate con la storia totale dell’umanità, ci unisce con il filo comune delle verità delle rivelazioni attraverso i secoli. Nel Corano, gli eventi che riguardano la Creazione si trovano al di fuori del flusso del tempo come lo conosciamo. Si svolgono in un piano diverso dell’esistenza materiale, in un piano meta-storico. L’Islam non è una religione radicata in un singolo evento storico attraverso il quale Dio entra nella storia. Tutti gli eventi chiave si svolgono al di fuori della storia, in un mondo di non tempo, possiamo dire. Poi una “discesa” di questo mondo avviene attraverso il quale questi eventi senza tempo entrano nel tempo cronologico e lineare. Uno di questi è la creazione di Adamo: E quando il tuo Signore disse agli angeli: “Creerò un uomo con argilla secca, tratta da mota impastata. Quando poi lo avrò plasmato e avrò insufflato in lui del Mio spirito, prosternatevi davanti a lui” (Corano, XV,28). Un altro è il patto che ci viene narrato che stipulò Dio con le anime di tutta l’umanità (tutti i discendenti di Adamo). Questo si esprime nella forma di una domanda che Dio chiede a tutti gli spiriti umani prima di consentire loro di entrare nel piano fisico dell’esistenza: “E quando il Signore trasse, dai lombi dei figli di Adamo, tutti i loro discendenti e li fece testimoniare contro loro stessi [disse]: “Non sono il vostro Signore?”. Risposero: “Sì, lo attestiamo”, [Lo facemmo] perché nel Giorno della Resurrezione non diciate: “Veramente eravamo incoscienti” (Corano, VII,172). Questo patto, di cui non ha l’uomo memoria, è “depositato” nella sua anima, che si trova immersa nel tempo lineare, in un mondo materiale che è un luogo di distrazione e dimenticanza (egli è l’insan, colui che dimentica). Lo scopo della rivelazione e quindi della religione) è quello di risvegliare la coscienza di questo legame tra Dio e l’uomo. Tutti i Profeti, ci dice il Corano, sono inviati in ogni tempo e luogo della storia umana per ricordare agli uomini la loro promessa di fedeltà a questo patto.
Infine possiamo trovare nel Corano una costante rappresentazione della relatività del tempo. Due racconti sono esemplari, il primo è quello della Sura II, al Baqara, in cui si narra dell’uomo –un Profeta- che Dio rese morto per cento anni per poi riportarlo in vita. “O colui che passando presso una città in completa rovina [disse]: “Come potrà Iddio ridarle la vita dopo che è morta?”. Iddio allora lo fece morire per cento anni, poi lo resuscitò e gli chiese: “Quanto [tempo] sei rimasto?”. Rispose: “Rimasi un giorno o una parte di esso”. “No, disse Iddio, sei rimasto cento anni. Guarda il tuo cibo e la tua acqua, sono intatti; poi guarda il tuo asino, [Ti mostriamo tutto ciò] affinché tu divenga un segno per gli uomini. Guarda come riuniamo le ossa e come le rivestiamo di carne.” Davanti all’evidenza disse: “So che Iddio è onnipotente”. (Corano II, 259) Un altro episodio che ci parla della relatività del tempo è quello narrato nella Sura XVIII Al-Kahf (La Caverna) 9-19 e 25-26:”Non ti sembra che il caso dei compagni della caverna e di ar-Raqim sia, tra i Nostri segni, meraviglioso? 10. Quando quei giovani si rifugiarono nella caverna, dissero: “Signor nostro, concedici la Tua misericordia, concedici retto comportamento nel nostro agire”. 11. Rendemmo sorde le loro orecchie, [rimasero] nella caverna per molti anni. 12. Li resuscitammo poi, per vedere quale delle due fazioni*, meglio computasse il tempo che avevano trascorso. (…)17. Avresti visto il sole, al levarsi sfiorare a destra la loro caverna, e scostarsi a sinistra al calare, mentre loro erano in un ampio spazio. Questi sono i segni di Iddio Colui che Iddio guida è ben guidato, ma per colui che Egli svia, non troverai patrono alcuno che lo diriga. 18. Avresti creduto che fossero svegli e invece dormivano. Li giravamo sul lato destro e su quello sinistro, mentre il loro cane era sulla soglia, le zampe distese. Se li avessi scorti saresti certamente fuggito volgendo le spalle e certo saresti stato preso dal terrore vedendoli. 19. Li resuscitammo infine perché si interrogassero a vicenda. Disse uno di loro: “Quanto tempo siete rimasti?”. Dissero: “Siamo rimasti una giornata o parte di una giornata”. Dissero: “Il vostro Signore sa meglio, quanto siete rimasti. 25. Rimasero trecento anni nella loro caverna, e ne aggiungono altri nove. 26. Di’: “Iddio sa meglio quanto rimasero”.
Il Tempo dell’uomo
Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, Eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza. (Corano, 103, 1-3)
Questa breve Sura del Corano si chiama Al Asr (Il Tempo), e inizia con un giuramento. Iddio giura dicendo ‘Wa al-‘Asr’ – che significa ‘per il tempo’, in un modo molto frequente tra gli arabi del VII secolo in cui appunto, iniziare a parlare con un giuramento era un metodo per attirare l’attenzione dell’ascoltatore su qualcosa di molto importante. Il tempo in cui ci porta la Sura è quello in cui l’uomo è perdente poiché non può controllare il suo scorrere che consuma la sua esistenza. (In verità l’uomo è in uno stato di perdita). Questo versetto inizia descrivendo lo stato generale dell’umanità nella sua vita terrena. Tuttavia il terzo verso inizia con un’eccezione: eccetto coloro che credono. Ecco, allora, un’immensa speranza, Dio che salva dalla voracità del tempo, che lo riempie di significato, per coloro che credono e che compiono il bene. Le buone opere, ovvero non sprecare la propria vita, consumata dal tempo, ma riempirla di significati attraverso la consapevolezza che le nostre azioni siano rivolte a Dio. La fede di cui parla questa Sura deve essere accompagnata dalle opere, non trascurando i diritti di Dio né le esigenze del prossimo. Secondo l’esegesi classica il bene di cui parla il versetto comprende tutti gli atti di culto che implicano un uso benefico del proprio tempo: la preghiera, la supplica, il pellegrinaggio, la carità, aiutare i poveri, difendere i deboli, l’eccellenza nei rapporti sociali e così via. Le ultime parole forniscono uno degli esempi più importanti di tali buone opere – il consiglio: (i credenti sono coloro che ) si raccomandano l’un l’altro la verità e la pazienza. Hasan al-Basri, un sapiente della prima età dell’Islam, proposito di questa Sura raccontò che in una giornata di caldo soffocante, in una strada di Baghdad, sentì un venditore di ghiaccio esclamare: “O gente! Abbiate pietà di uno il cui capitale si sta sciogliendo “Egli fece allora un collegamento con il tempo. Proprio come il venditore di ghiaccio anche l’uomo rischia di vedere il suo capitale sciogliersi e sarà perdente nella sua vita. Il nostro capitale ha scritto, è il tempo e Iddio ci ricorda in Sura al’Asr che se sprechiamo il nostro capitale (ora) esclusivamente per la vita materiale allora avremo al-khusr (la peggiore delle perdite). Non è insolito nel Corano e nell’esegesi islamica l’uso di metafore legate al commercio per descrivere la vita di questo mondo e il nostro scopo in esso. Gli arabi erano un popolo di abili commercianti, come sappiamo, e Mecca era il più importante centro commerciale del tempo nella penisola arabica. Nella Sunna (raccolta detti del profeta Muhammad) ci sono poi due hadith (detti del Profeta) che riassumono con chiarezza l’atteggiamento del Corano nei confronti del tempo. Il Profeta Muhammad ha detto: “Approfitta delle cinque condizioni prima di altre cinque: la tua giovinezza prima di diventare vecchio; la tua salute, prima di cadere malato; la tua ricchezza, prima di diventare povero; il tuo tempo libero prima di diventare preoccupato, e la tua vita, prima della tua morte.”.Gli studiosi considerano questo come uno degli hadith fondamentali della religione in quanto spinge l’uomo a cercare il giusto comportamento e ad accettare le diverse circostanze della vita. Contiene due principi chiave per quanto riguarda l’approccio dell’Islam per la gestione del tempo: un senso di urgenza per la nostra vita e di ringraziamento per le benedizioni che vengono da Dio. Tutto quel che è sulla terra è destinato a perire, è scritto nella Sura al-Rahman, (Il compassionevole) LV, 26. Ogni momento che passa è un momento che ci avvicina alla morte, ma il testo continua: 27. [solo] rimarrà il Volto del tuo Signore, pieno di Maestà e di Magnificenza. 28. Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete? 29. Lo invocano tutti quelli che sono nei cieli e sulla terra. È ogni giorno in [nuova] opera. E’ la seconda chiave, la gratitudine. “Se sarete riconoscenti, accrescerò [la Mia grazia] (Sura Ibrahim, XIV,7).Ognuno degli stati di cui parla il Profeta è estremamente prezioso per l’uomo: la giovinezza, la salute, la ricchezza, il tempo libero e la vita stessa. Ringraziare, hanno detto molti sapienti, è ad esempio usare gli anni e l’energia della giovinezza per studiare, e ottenere una conoscenza utile; usare la ricchezza per fare sadaka (aiuto ai poveri). Il tempo libero è quello in cui non siamo occupati dal lavoro e dalle incombenze materiali. E’ un tempo per ricordare Dio e noi stessi. In Corano XCIV, è scritto: Appena ne hai il tempo, mettiti dunque diritto, 8. e prega il tuo Signore. Dopo una giornata di lavoro in ufficio, a casa o scuola il nostro primo istinto è quello di riposare. Ma durante il giorno durante le nostre attività la preghiera canonica obbligatoria (salat) impone di dedicare uno spazio per la preghiera e il ricordo di Dio all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto e di notte. Anche una parte di ogni notte è perciò tolta al sonno e riservata al culto, prima del sonno e all’alba. Perché l’essere umano è al insan, e dimentica.
“Non siate come coloro che dimenticano Dio e cui Dio fece dimenticare se stessi.
(Corano, Sura al-Hashr (L’esodo), LIX,19)

Marisa Iannucci, settembre 2015, La scuola domenicale (rivista CEI) anno 2015

 

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