Zaynab al-Ghazali. Una donna e il suo jihad.

zaynab-ghazali

di Marisa Iannucci

16 giugno 2019

“L’Islam ha fornito tutto, per gli uomini e per le donne. Ha dato alle donne tutto: libertà, diritti economici, diritti politici, diritti sociali, diritti pubblici e privati. L’Islam ha dato i diritti delle donne nella famiglia che non sono stati riconosciuti da nessun’altra società. Le donne possono parlare di liberazione nella società cristiana, nella società ebraica o nella società pagana, ma nella società islamica è un grave errore parlare della liberazione delle donne. La donna musulmana deve studiare l’Islam in modo che sappia che è l’Islam che le ha dato tutti i suoi diritti.”

(Zaynab al-Ghazali)

Zaynab Al-Ghazālī al-Jubāilī (1917-2005) nacque nei pressi del Cairo da una famiglia di agricoltori e commercianti di cotone, agiata e religiosa. Proprio nell’ambito familiare iniziò il suo impegno nel movimento islamico. Suo padre aveva studiato all’università di Al-Azhar ed era un uomo molto religioso. Quando morì Zaynab aveva solo undici anni, ma egli l’aveva già incoraggiata a studiare , e da lui aveva appreso le storie delle donne protagoniste della prima era islamica, che furono i suoi modelli. Le Compagne del Profeta  erano spesso citate spesso nei suoi articoli Umm Umarah[1], a cui si ispirò nel suo impegno politico e religioso. Frequentò quindi ambienti religiosi e formativi fin dalla giovinezza, nonostante a quel tempo in Egitto le donne fossero generalmente escluse dalla vita pubblica, e iniziò molto presto la sua attività politica, unendosi nel 1923 all’ Unione Femminista egiziana appena fondata da Huda Shaarawi (1879-1947). Ne uscì un anno dopo, insoddisfatta dall’esperienza con il gruppo, che a suo avviso aveva un’impostazione troppo laica. L’attivismo di Z.al-Ghazālī è emerso nel contesto storico della partecipazione delle donne egiziane alle lotte indipendentiste  e del movimento nazionalista egiziano. In risposta al post-colonialismo e alla formazione dell’identità nazionale egiziana, le donne hanno ampliato e affermato la loro agency, soprattutto con  coinvolgimento delle donne in associazioni di impegno sociale . Queste forme di attivismo hanno segnato l’ingresso delle donne nella vita pubblica e politica. L’emergere di una varietà di associazioni femminili può essere generalmente diviso in due campi: il femminismo laico e il femminismo islamico. Zaynab, dopo aver lasciato l’U.F.E. divenne una pioniera del secondo filone. Nel 1924- a soli diciotto anni- fondò l’Associazione delle Donne Musulmane (Jamā’at al-Sayyidāt al-Muslimāt)[2], che aveva raggiunto nel 1964 – quando fu chiusa dal governo-   milioni di aderenti in tutto il paese. L’associazione fu protagonista nel movimento islamico egiziano. Vicina ai Fratelli musulmani ma indipendente dal gruppo- a cui Zaynab ad un certo punto aderì personalmente- ebbe un ruolo politico importante nel progetto islamista egiziano e nella ricostruzione dell’organizzazione dopo la dura repressione di Gamal Abd al-Nasser (1918-1970)[3]. Hasan al-Bannā ha voluto che l’associazione delle donne musulmane si sciogliesse nella Fratellanza, ma loro rifiutarono prefendo conservare l’indipendenza. Ciò fu fonte di contrasto tra i due leader. Il movimento dei Fratelli, fortemente gerarchico -carattere che conserva ancora oggi- non ammetteva pluralismo. Al-Bannā fondò la confraternita dei Fratelli Musulmani nel 1928 e li organizzò secondo una struttura rigida, costituendo un Comitato consultivo da cui si diramava in modo piramidale una complessa struttura di livelli intermedi e di cellule di base. Il fondatore richiese ai suoi membri l’ obbedienza incondizionata alla guida (murshid).  Divenne presto un movimento politico strutturato che fece proseliti nella popolazione, anche tra le classi sociali più povere. In soli dieci anni raggiunse milioni di adepti. Ebbe un potere considerevole, dal momento che controllava un numero di organizzazioni sociali, gruppi caritatevoli, moschee e organizzazioni studentesche; forniva servizi educativi, assistenza sanitaria e sociale alla popolazione.  La sua missione era quella di riformare i costumi di una società ritenuta lontana dai valori dell’Islam e di instaurare lo Stato islamico. La Fratellanza voleva attuare una vasta riforma sociale mirata alla giustizia sociale  e all’equa distribuzione delle risorse. Gli obiettivi erano certamente condivisi da Zaynab al-Ghazālī, che però in un primo momento non volle sciogliere la sua organizzazione ed entrare nel movimento. I due si incontrarono nel 1937, Zaynab scrive dell’incontro nelle memorie:

(.) Sei mesi dopo la fondazione dell’Associazione delle Donne Musulmane, ebbe luogo il mio primo incontro con l’Imām martire Hasan al-Bannā. Fu in seguito ad una conferenza che avevo tenuto per delle sorelle musulmane alla sede dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, che si trovava all’epoca nel quartiere di Atabah. L’Imām e guida dei Fratelli Musulmani, Hasan al-Bannā, stava organizzando una sezione di sorelle musulmane affiliata all’organizzazione madre (i Fratelli Musulmani). Dopo una premessa sulla necessità di unità e solidarietà tra i musulman, , l’Imām Hasan al-Bannā mi aveva chiesto di presiedere e dirigere la sezione delle Sorelle Musulmane. Ciò significava l’integrazione della neonata associazione, che era il mio orgoglio, in seno al movimento dei Fratelli Musulmani. Gli promisi che avrei sottoposto la questione all’opinione dell’ADM e ne avremmo discusso. Il direttivo dell’ADM rifiutò l’offerta, ma emise una delibera in cui auspicava e si proponeva una collaborazione totale tra le due organizzazioni. I contatti e gli incontri tra noi due si moltiplicarono in seguito, malgrado le nostre divergenze e nonostante la nascita della sezione delle Sorelle Musulmane. Durante il nostro ultimo incontro alla sede delle Sorelle Musulmane, avevo cercato di diminuire il forte disappunto di Hassan al-Bannā prendendo l’impegno di fare dell’ ADM una associazione affiliata ai Fratelli Musulmani, allo scopo di servire meglio la causa dell’Islam, pur conservando la sua identità, la sua ragione sociale e la sua autonomia. Tuttavia, l’Imam non voleva che l’integrazione e non era pronto ad ammettere alcuna alternativa.[4]

Le cose cambiarono quando, nel 1948, il regime iniziò ad attenzionare i Fratelli  musulmani e a compiere i primi arresti. Zaynab, consapevole della gravità della situazione, pensò allo scioglimento delle’ADM per rinforzare la Fratellanza, per lavorare solo con loro. In quel frangente fu proprio al-Banna a consigliarle di  mantenersi indipendente, perché ciò avrebbe giovato a tutti in futuro. Fu proprio così, poiché nel ’49 il leader fu ucciso e nel ’54 i Fratelli Musulmani vennero dichiarati fuorilegge, con arresti ed uccisioni dei loro componenti. Le Donne Musulmane di Zaynab erano rimaste l’unica organizzazione islamica a opporsi a Nasser, con 120 sedi in tutto il paese, e sopravvissero fino al 1964.

Dopo l’assassinio di Al-Bannā nel 1949, Zaynab al-Ghazālī ebbe un ruolo determinante nei Fratelli Musulmani. Organizzò la protezione dei  membri perseguitati dal regime e delle loro famiglie e si impegnò a ricomporne le fila dopo l’uccisione e l’incarcerazione della leadership del movimento.  A causa di ciò fu  arrestata nel 1965, con l’accusa di aver collaborato all’organizzazione di un attentato alla vita di Nasser. Venne condannata a venticinque anni di lavori forzati, e fu rilasciata nel 1971, sotto la presidenza di Anwar Sadat. Raccontò del periodo trascorso in carcere come prigioniera politica –durante il quale subì più volte la tortura- nel libro autobiografico intitolato Ayyām min hayyātī (Giorni della mia vita)[5], pubblicato un anno dopo, di cui proponiamo qui la lettura.

Oltre ad essere molto attiva nella Da’wah[6], Zaynab al-Ghazālī fu una scrittrice prolifica, e contribuiva regolarmente alle principali riviste islamiche su vari temi e su questioni  femminili. Sebbene il movimento islamico in tutto il mondo musulmano abbia attratto-soprattutto dal 1970- un gran numero di giovani donne, che ebbero ruoli significativi, Zaynab al-Ghazālī si distinse  come l’unica donna riconosciuta tra i suoi leader.

Dopo il suo rilascio dalla prigione, Zaynab riprese l’insegnamento e la scrittura e si occupò della rivista dei Fratelli Musulmani, Al-Dawah. Aveva una personale rubrica rivolta alle donne, e dagli articoli possiamo conoscere molte delle sue idee riguardo al ruolo sociale delle donne nella società musulmana a cui il movimento tendeva e che desiderava per l’Egitto.

Zaynab incoraggiava le donne ad istruirsi il più possibile, ma raccomandava loro di non trascurare l’impegno della cura dei figli finché questi non fossero autonomi. Come vedremo, la tensione tra l’impegno professionale, politico e civile e il ruolo familiare, è sempre presente. Ella esortava le donne a non trascurare il ruolo di madre e moglie, le incitava –anche con il suo esempio- ad impegnarsi per il futuro dell’Egitto e ad essere protagoniste della vita pubblica. Altrettanto ricordava loro i doveri domestici. In un’intervista del 1988 affermava che Dio le aveva dato la “benedizione” di non aver avuto figli e che questo le aveva dato una grande libertà. Anche la sua condizione economica, piuttosto agiata, come quella di suo marito, le consentì di essere dispensata dal lavoro domestico. Non era una donna del popolo Zaynab, e non visse come una casalinga egiziana del popolo. La sua vita spesso smentì la retorica della moglie e madre ideale presente nella visione dei ruoli di genere dei Fratelli musulmani. Era fermamente convinta che l’Islam non solo permettesse, ma chiedesse alle donne di essere attive in tutti gli aspetti della vita pubblica, come fu per le Compagne del Profeta, a patto che ciò non  interferisse con il loro primo dovere, la famiglia. Piuttosto arduo il compito, soprattutto quando la società non supporta tali enormi impegni e la cura familiare resta a carico esclusivo delle donne. Ma contestualizzando il suo pensiero nel progetto  della società islamica ideale, era davvero un nuovo ordine a  cui si tendeva, in cui ciascuno faceva la sua parte all’interno di ruoli definiti dal Corano e dalla Sunna profetica, e uno supportava l’altro, maschio o femmina che fosse. “Esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro.” [7]

Zaynab si sposò due volte. Dal primo marito divorziò, poiché l’uomo non appoggiava il suo lavoro, il secondo morì mentre lei era detenuta. Così, “benedetta dal non avere avuto figli”, e “avendo adempiuto al suo dovere per quanto riguarda il matrimonio”, si sentì libera di dedicare tutte le sue energie alla causa islamica. Nel libro “Giorni della mia vita” racconta che prima di risposarsi aveva comunicato al secondo marito che il suo impegno nel movimento islamico sarebbe stato  per lei la priorità:

Il mio defunto marito, Muhammad Salim, aveva notato le visite ripetute del fratello Abdul Fattah Isma’il [8] a casa nostra, così come quelle di alcuni giovani musulmani molto pii. Mi chiese: ‹‹È forse in corso un’attività dei Fratelli Musulmani ?›› Glielo confermai. Mi interrogò allora su quale fosse la natura  e l’importanza di tali attività, e gli risposi che si trattava della riorganizzazione dei Fratelli Musulmani. Continuò ad interrogarmi, finchè affermai: ‹‹Ti ricordi, mio caro marito, cosa ti dissi quando ci accordammo per il nostro fidanzamento?”. Rispose: ‹‹Sì, mi ricordo benissimo.›› (.) Ti dissi: ‹‹Vi è qualcosa che devi sapere, perché diventerai mio marito. E poiché sei pronto a prendermi in sposa, ed anch’io sono pronta a prenderti come sposo, ti devo dire qualcosa, a condizione che tu non mi ponga più domande in seguito.” Le mie condizioni a questo riguardo erano le seguenti: “Sono la presidente del segretariato generale delle Donne Musulmane. La maggior parte della gente pensa che io aderisca politicamente agli ideali politici del partito Wafd[9], ma questo non è vero. Ciò a cui credo e aderisco, sono i principi difesi dai Fratelli Musulmani. I miei legami con Mustafā Nahhass[10] sono un giuramento di alleanza davanti a Dio in favore di Hasan Al-Bannā. Tuttavia, non ho ancora compiuto nemmeno un passo in questa direzione per meritare tale onore. Ma penso che lo farò un giorno, posso anzi dirti che lo desidero e spero che quel giorno arrivi presto. Quel giorno, se gli interessi personali e le attività economiche saranno in contraddizione con le mie attività militanti, e la mia vita coniugale diverrà un ostacolo dinanzi alla lotta per l’Islam e alla realizzazione dello stato islamico, ebbene quel giorno le nostre strade si divideranno”.[11]

Zaynab era quindi determinata ad assolvere i doveri del matrimonio, ma non fino al punto di sacrificare ciò che per lei era di gran lunga più importante, il progetto politico che condivideva con al-Bannā e i suoi. Le sue parole mostrano un adesione al progetto matrimoniale come ad un dovere religioso e sociale, ma in fondo secondario nella sua vita. Infatti scrisse nelle memorie  che affermò, rivolgendosi al marito:

(…)Avevo anche deciso di escludere dalla mia vita ogni idea di matrimonio, per consacrarmi interamente alla causa dell’Islam. Oggi, non posso chiederti di condividere la mia lotta. Ma ho sicuramente il diritto di chiederti di non ostacolarmi nel perseguire il cammino di Dio. E nel giorno in cui gli eventi mi porranno in prima linea, non chiedermi cosa starò facendo, e che la fiducia tra noi resti totale, tra un uomo che vuole sposarsi e una donna che a 18 anni ha dedicato la sua intera esistenza alla lotta e alla resurrezione dello stato islamico. Allora, se gli interessi della vita coniugale e quelli della lotta si presenteranno opposti, il matrimonio dovrà imperativamente terminare e cedere il posto al sacro impegno.[12]

Pur avendo risolto la questione nella sua vita personale, sposando in seconde nozze un uomo che la appoggiava e la comprendeva- un uomo anziano che aveva già avuto moglie e figli e forse era meno esigente nei suoi confronti- le tensioni tra il “dovere” familiare e l’impegno pubblico e civile restano evidenti. L’ ideologia islamista avvolge la sua visione dei ruoli di genere apparentemente omogenea, ma la sua esperienza personale ne mostra la complessità, dando luogo ad una visione protofemminista del tutto originale, che cercheremo di affrontare in queste pagine. Riteniamo infatti che l’influenza di Z. al-Ghazālī abbia segnato profondamente  il discorso femminista islamico, anche contemporaneo. Ella ha trasformato gli obblighi familiari delle donne previsti dal ruolo tradizionale di genere, in una responsabilità morale e civile nei confronti dell’intera comunità, è stata irremomobile sull’esigenza di giustizia ed equità per uomini e donne e ha posto i fondamenti dell’uguaglianza nei testi  islamici, dando un’impennata all’agency emergente delle donne in Egitto e influenzando le donne del movimento islamico in tutto il mondo arabo. Usando le organizzazioni caritative musulmane come una struttura all’interno della quale le donne potevano stabilire il loro posto anche di leadership, ed avere un ruolo decisivo nella società islamica, Z. al-Ghazālī e l’ADM hanno agito come modelli in cui le donne affermavano la loro uguaglianza con azioni politiche concrete e ampliavano la loro influenza e la loro autorità. Sebbene il discorso di al-Ghazālī rifletta un linguaggio simile a quello delle femministe liberali, il grande successo del suo movimento deve alla sua affermazione dell’uguaglianza delle donne musulmane all’interno della tradizione islamica, nel movimento della Fratellanza ma con importanti elementi gravidi di sviluppo successivo. Come pioniera del femminismo islamico, la miscela di conservatorismo, nazionalismo, femminismo e spiritualità di Z.al-Ghazālī continua ad essere fondamentale per le attiviste islamiche contemporanee.

[1] Nusāybah Bint Ka’ba al-Mazinīyah (Umm Umārah) era una Compagna del Profeta, che combatté nella Battaglia di Uhud (un monte nei pressi di Medina) nel 625 d.C.; era una donna colta e fu una delle due donne presenti al Patto di Aqaba. Morì nel 13H, 635 d. C.

[2] D’ora in poi ADM

[3] Gamal Abdel Nasser (Jamal ‘Abd al-Nāsir) fu presidente della Repubblica egiziana dal 1956 al 1970; prese il potere con un colpo di Stato che abbatté la monarchia del re Faruk I.

[4] Il libro di memorie Ayyām min hayyātī (Giorni della mia vita, d’ora in poi “Giorni”) fu pubblicato la prima volta nel 1972 al Cairo, in arabo; successivamente è stato tradotto in inglese, francese, e in altre lingue non europee. Zaynab Al-Ghazālī, Ayyām min hayyātī, Cairo, Dar al-Shuruk, 1978; in inglese:  Return of the Pharaoh, Memoir in Nasir’s Prison, Londra, The Islamic Foundation, 1994.

[5] Ibidem

[6] Letteralmente “chiamata, appello” all’Islam. Si intende con questo termine l’attività di diffusione della conoscenza dell’Islam e le attività religiose nelle società, in epoca contemporanea rivolte ai musulmani.

[7]Corano, II,187

[8] Abdul Fattah Ismā’īl (1925-1966) venne condannato a morte e ucciso insieme a Sayyid Qutb e Mohammed Yusuf Hawash, il 29 Agosto 1966.

[9] Il partito Wafd (della Delegazione) fu fondato da Sa’ad Zaghlūl nel 1918, così chiamato poiché nacque dall’iniziativa di intellettuali dei circoli politici egiziani liberali che inviarono nel 1919, al termine della prima guerra mondiale, una propria delegazione alla Conferenza di pace di Parigi per perorare la causa dell’indipendenza dell’Egitto dal Regno Unito.  Fu interdetto da Gamal Abd al-Nasser, poi rifondato con il governo di Anwar Al-Sadat.

[10] Primo ministro egiziano del governo Wafdista

[11] Z. al-Ghazālī, Giorni, op…cit.

[12] Ibidem

Tutti i diritti riservati

Marisa Iannucci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...